Martedi, 2 giugno 2020 - 24:53

Parametri di qualità

Durezza – E’ la misura della capacità dell’acqua di reagire con il sapone, determinata dalla dissoluzione di ioni di metalli polivalenti, principalmente calcio e magnesio. Si esprime in gradi francesi °F (un grado francese equivale a 10 mg/l di carbonato di calcio). In genere le acque si distinguono come segue:

< 10 °F dolce 10 – 20 °F moderatamente dura 20 – 30 °F dura > 30 °F molto dura

Per la durezza non esiste un limite di legge, ma un intervallo consigliato compreso fra 15 e 50 °F. Una durezza media o elevata può determinare solo variazioni nel gusto dell’acqua.

pH – La concentrazione dello ione idrogeno esprime l’acidità o la basicità di un’acqua ed è definita dalla relazione pH = – log [H3O+] . Un’acqua è definita acida se il pH < 7; basica se pH > 7, neutra a pH = 7. La normativa prevede che il suo valore sia compreso nell’intervallo 6,5 ≤ pH ≤ 9,5.

Residuo fisso – Indica la quantità totale di sali minerali presenti nell’acqua ed è espressa in mg/l ottenuti evaporando a 180 C° un litro di acqua. Le acque sono classificate in base al valore del residuo fisso:

Minimamente mineralizzate: < 50 mg/l; si tratta di acque povere di sali minerali;
Oligominerali: < 500 mg/l; Minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 mg/l; Ricche di sali minerali: il residuo fisso > 1500 mg/l.
La normativa classifica il residuo fisso nei parametri indicatori ed indica soltanto un valore massimo consigliato pari a 1500 mg/l.

Nitrati – Sono composti presenti nelle acque sia per effetto di fenomeni naturali che come conseguenza delle attività dell’uomo, come per esempio i trattamenti di fertilizzazione dei terreni o l’infiltrazione di acque superficiali. Il limite di concentrazione è di 50 mg/l.

Nitriti – Se presenti, possono essere considerati indice di inquinamento recente dell’acqua, poiché generalmente si originano dall’ossidazione dell’ammoniaca proveniente da processi di biodegradazione; più raramente possono derivare da processi di riduzione di nitrati. Hanno un limite normativo molto basso pari a 0,10 mg/l, in quanto nell’organismo possono reagire con l’emoglobina riducendo il trasporto di ossigeno dai polmoni agli organi e tessuti.

Azoto ammoniacale – Se presente, può essere indice di inquinamento organico in atto. L’ammoniaca può anche essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi. Nell’acqua potabile non deve essere presente in concentrazione superiore a 0,5 mg/l.

Conducibilità – E’ la misura della capacità di condurre corrente elettrica di un’acqua contenente sali disciolti (ioni). Più elevata è la concentrazione degli ioni, maggiore sarà la conducibilità. Tale grandezza pertanto può essere correlata con il residuo fisso.

Cloruri – Importanti per l’organismo umano, contribuiscono all’attività osmotica dei fluidi cellulari. Il cloruro aumenta la conducibilità elettrica delle acque e conseguentemente il residuo fisso. Il limite è di 250 mg/l. La normativa indica un valore di parametro che è legato ad aspetti di natura organolettica poiché, se presenti in elevate concentrazioni, conferiscono una maggiore sapidità all’acqua e possono aumentarne le proprietà corrosive nei confronti delle reti di distribuzione.

Fluoruri – E’ un elemento essenziale per l’uomo e per gli animali, ma è necessaria una idonea assunzione giornaliera: a basse concentrazioni presenta effetti protettivi verso la carie dentale specialmente nei bambini. Tuttavia concentrazioni elevate, se ingerite per lungo tempo, possono causare la fluorosi, che ha effetti negativi a carico dei denti e delle ossa. Tenuto conto che l’acqua può rappresentare una delle vie di assunzione giornaliera del fluoro, viene fissato un valore di legge di 1,50 mg/l.

Calcio – Deriva dal discioglimento delle rocce calcaree. E’ il minerale più diffuso nell’organismo ed è un elemento indispensabile alla vita. Infatti, è un componente fondamentale per la crescita delle ossa ed alla formazione dei denti. Con l’acqua si apporta un contributo fondamentale al fabbisogno quotidiano di calcio. L’acqua ricca di calcio è consigliata durante la gravidanza, nell’età della crescita, e in età avanzata per combattere l’osteoporosi. Nel caso di malattie cardiovascolari non ci sono controindicazioni all’impiego di acqua ricca di calcio.

Magnesio – E’ un altro elemento indispensabile all’organismo umano in quanto entra a far parte dei sistemi metabolici ed interagisce con molti ormoni e fattori di crescita, la sua carenza può ridurre il tono muscolare e causare crampi. Un’elevata concentrazione di questo sale porta l’acqua ad avere proprietà lassative.

Solfati – Non presentano effetti negativi sulla salute alle concentrazioni alle quali si trovano nell’acqua potabile. Se le concentrazioni superano il valore fissato di 250 mg/l, specialmente se è presente magnesio, l’acqua può assumere un sapore sgradevole, se la quantità è più elevata si possono presentare irritazioni gastrointestinali. Inoltre la presenza in eccesso può contribuire alla corrosione dei sistemi di distribuzione.

Sodio – E’ un elemento essenziale per la vita, molto importante per il metabolismo umano, poiché serve al mantenimento del bilancio idrico ed alla regolazione osmotica tra i componenti intra ed extra cellulari. La sua diminuzione può far insorgere stanchezza precoce e crampi muscolari. Se assunto in eccesso è dannoso, infatti è fattore di rischio per nell’ipertensione arteriosa. Lo ingeriamo abbondantemente con i cibi sottoforma di comune sale da cucina. La normativa prevede un limite di 200 mg/l.

Potassio – E’ anch’esso un elemento indispensabile per l’organismo umano ed il fabbisogno giornaliero può essere garantito dall’alimentazione in quanto è presente in alimenti e bevande in forma ionica che è facilmente assimilabile. Entra nelle reazioni cellulari ed è importante per la conducibilità dello stimolo nel sistema nervoso. L’alterazione del contenuto in potassio nell’organismo può causare disturbi della funzionalità muscolare.

Alcalinità – Rappresenta il contenuto in carbonati e bicarbonati, prevalentemente di Calcio e Magnesio; contribuisce alla durezza e alla capacità tampone dell’acqua.

Arsenico – E’ un elemento che è naturalmente presente in piccole quantità nelle rocce e suoli. Conosciuto fin dall’antichità, a partire dalla fine del XIX secolo è stato impiegato in usi industriali e i suoi composti hanno trovato impiego come antiparassitario nell’industria del legno e in agricoltura. La presenza di arsenico nelle acque in diverse regioni italiane è dovuta a fenomeni naturali legati alla geologia dei suoli. Se assunto con costanza nel tempo è cancerogeno e ha azione di interferenza con il sistema endocrino. Il limite previsto dalla normativa per le acque è di 10 µg/l.

Manganese – E’ uno dei più abbondanti metalli presenti nella crosta terrestre e in particolari condizioni ambientali è presente nelle acque di falda. Il manganese è un elemento essenziale per gli organismi viventi in quanto attivatore enzimatico. Il valore limite nelle acque previsto dalla normativa è di 50 µg/l.

Cloro residuo – E’ un valore indicativo della presenza di un sistema di disinfezione dell’acqua con ipocloriti di sodio o di calcio o biossido di cloro. La disinfezione garantisce l’assenza di contaminazione microbiologica durante il trasporto nella rete di distribuzione. La normativa non fissa un valore limite ma consiglia di attenersi ad una concentrazione di circa 0,2 mg/l.